La Pezzata Rossa Italiana (PRI): 5 motivi per allevare questa razza in montagna

pezzata rossa italiana

Camminando in montagna nei pressi degli alpeggi situati sulle Alpi, non è difficile trovare bovine di Pezzata Rossa Italiana al pascolo. Questa razza è sempre più diffusa in particolar modo in montagna, dove ben si adatta ad un’alimentazione prevalentemente incentrata sul pascolo.

Vediamo bene insieme quali sono i motivi che possono spingere un allevatore di montagna a sceglie di allevare la PRI.

5 motivi per allevare la Pezzata Rossa Italiana in montagna

L’allevamento della Pezzata Rossa Italiana in montagna può essere vantaggioso, perché può portare ad avere:

Una produzione di vitelli per la pianura.

Le Alpi presentano ampi territori che potenzialmente possono essere adatti a produrre ristalli da bovine specializzate per la produzione di carne, che poi potrebbero essere ingrassati in pianura. Purtroppo, però le condizioni climatiche non ideali e i terreni frammentatati hanno fatto sì che l’allevamento con numerose vacche da carne sia poco diffuso.

Soggetti a duplice attitudine come la PRI si prestano meglio ad essere allevare negli allevamenti presenti sull’arco alpino data che possono generare reddito contemporaneamente sia con latte e derivati sia con carne, permettendo alla famiglia contadina una reddita sufficiente.

I vitelli nati in montagna potrebbero essere venduti ai centri d’ingrasso della pianura, contribuendo ad aumentare le entrate dell’allevatore.

Una produzione ecologica

16-17 PRI producono tanto latte quanto 10 bovine specializzate nella produzione di latte e tanta carne come 10 soggetti specializzati nella produzione di carne (Piasentier, 2010). Ciò consente un grande risparmio in emissioni di metano.

Una produzione biologica

Produrre biologico porta ad avere una notevole ristrettezza nell’utilizzo di trattamenti farmacologici, un’alimentazione con foraggi e mangime extraaziendali consentita solo a particolari condizioni e in maniera limitata; in tali condizioni risulta più facile quindi allevare bovini frugali e intrinsecamente resistenti alle malattie, in grado di valorizzare al meglio le risorse a disposizione.

La PRI è una razza che ben si adatta all’allevamento biologico montano, presenta infatti un basso contenuto di cellule somatiche, una buona fertilità, scarsa o nulla presenza di dismetabolie e un’ottima capacità di sfruttare il pascolo e le risorse foraggere di aree non certo ricche come quella alpina.

Una produzione di formaggi tipici

Produrre latte ad uso alimentare in ambiente alpino porta ad avere costi di produzione superiori a quelli della pianura. Questo ha portato sia i caseifici pubblici sia quelli privati a produrre formaggi tipici, burro e yogurt per evitare la concorrenza delle aziende della pianura. Per questo tipo di prodotti è importante avere soggetti con produzioni qualitative.

La PRI con il suo ottimo rapporto grasso/proteine, la buona percentuale della variante B delle k caseine, la scarsa presenza di cellule somatiche si presta benissimo per la produzione di yogurt, formaggi tipici e burro di affioramento.

Una produzione di latte con un buon contenuto di acido linoleico

Da prove condotte in Canada nel latte delle bovine di ceppo Simmental o nei suoi incroci, il livello di acido linoleico (CLA) sarebbe più alto rispetto ad altre razze (Swart, 2010). I CLA sono sostanze antiossidanti che sembrano in grado di fungere da difese contro l’insorgenza di tumori (Piasentier, 2010).

Scopri di più sull’allevamento bovino continuando a leggere gli altri articoli disponibili sul sito.

Bibliografia

  • PIASENTIER E., MENTA G., DEGANO L., 2010. Passato, presente e futuro della Pezzata Rossa Italiana sull’arco alpino. In: Quaderno SoZooAlp 6,197-206
  • SWART T., 2010. Fleckvieh milk fights cancer with 30% more CLA. In: Medical food News, Super healty milk di Jo Robinson.

vitaagricola

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna in alto
+